Esiste una Conoscenza che accompagna l’Uomo dall’inizio dei tempi, di cui pare non esservi più memoria né individuale né collettiva. Una Conoscenza che univa materia e spirito, uomo e natura, e che l’attuale frammentazione dei saperi ha impoverito. Parlava attraverso simboli, analogie, numeri: era una sorta di codice universale che accomunava gli uomini al di là delle diverse culture e religioni. È infatti quella Conoscenza che troviamo negli scritti dell’antichità, a patto di saperla riconoscere: i miti e gli archetipi, nati per rispondere alle grandi domande sull’origine della vita, sul dolore e la morte; la narrazione della Creazione, contenuta nella Genesi, rappresentazione simbolica di quelle forze che concorrono a governare l’universo e la sua relazione con l’Uomo: uni-verso, verso l’Uno, macro-cosmo e micro-cosmo. L’alchimia, che non è la ‘fabbrica dell’oro’ ma quell’intima distillazione, quel percorso evolutivo che conduce dall’illusione al vero, dall’ignoranza alla consapevolezza; il sapere delle streghe, così avversato dalla Chiesa, indissolubilmente legato alla natura. Una Conoscenza nella quale la Donna era simbolo di sapienza, associata alla Terra, genitrice originaria, materia oscura da cui ogni cosa ha preso vita, ponte tra umano e divino.
In questo saggio Anna Teresa Iaccheo va alla Cerca della Verità che abbiamo perduto, attingendo anche a fonti che la storia ufficiale ha censurato; un viaggio che si sposta nel tempo, in una visione caleidoscopica nella quale frammenti si uniscono, dialogano, si accostano.

Nelle narrazioni antiche, il 12 è un numero ricorrente ed emblematico, e insieme al 3 e al 7 è considerato sacro; il 12 è in stretta relazione con il 3, poiché 12=1+2=3; inoltre è dato anche dalla moltiplicazione di 3 per 4, altro numero dal grande valore simbolico.
Il dodici esprime la manifestazione della totalità originaria, la discesa nella dimensione terrena di un modello cosmico di armonia e di pienezza, rappresenta infatti il compimento di un ciclo.
Pensiamo allo zodiaco sin dall’antico cielo di Babilonia, alle fatiche di Ercole, alle imprese degli argonauti, alle dodici tribù di Israele, ai cavalieri della Tavola Rotonda, ai dodici apostoli e via di seguito. E a proposito dei dodici apostoli, il filosofo e teologo Tertulliano scriveva: “Perché Egli chiama 12 Apostoli, e non un altro numero? Trovo modelli di questo numero presso il mio Creatore: le 12 fonti Elim, le 12 pietre preziose della veste sacerdotale di Aronne, le 12 pietre che Giosuè raccolse nel Giordano e depose nell’Arca dell’Alleanza”.
Nei miti, il 12 è spesso correlato alle imprese, alle prove, alle fatiche e si trasforma in un percorso, in un viaggio che conduce alla Conoscenza. Superare le prove significa permettere la trasformazione, quindi favorire quella crescita che rende l’Uomo conoscitore di sé e del mondo, consapevole del suo essere individuo ma pure espressione del Tutto.